Come avere successo con un blog

Semplicemente non si può. Cioè forse sì ma è una possibilità più che remota quindi meglio lasciare stare. Il tempo intanto passa scandito dai nuovi pezzi che scrivo tutti i giorni, è una settimana che ho ripreso a postare qui sul blog e devo dire che è sempre divertente scriverci sopra. Questo non lo chiamate successo? Divertirsi? Ok… ci sto provando. In verità credo di avere una sola lettrice accanita. Ma proprio accanita. Nel senso che ha un cane. Un cane del quale non posso fare il nome se no poi si entra troppo nei particolari e qualcuno potrebbe rapirlo per farsi pubblicità qui sul mio frequentatissimo blog di successo. Potrei rapire io dei cani e poi postare le foto qui. Questo mi darebbe un certo risalto. Chissà se poi dal carcere potrei continuare a scrivere? Magari avrei più tempo libero. Magari mi mettono in cella con un amante della fauna selvatica, vegano, palestrato che vuole vendicarsi delle mie malefatte, sempre ipoteticamente s’intende, e farmi un po’ male. Quindi scarto la possibilità di rubare cani. Oggi però potrei parlare dello strano rapporto che ha mia madre col gatto o di quella volta che il gatto, più precisamente una gatta, è rientrata a casa con in bocca un coniglio morto. Mia mamma ha fatto un salto di un metro e ha chiamato mio fratello dicendogli, testuali parole “Di alla gatta di portare fuori quel topo”. Scambiare un coniglio con un topo non è da tutti. Comunque una volta che era a casa e il gatto ce l’ha regalato l’abbiamo fatto in salmì e ce lo siamo mangiato. No. Non è vero. All’epoca non avevamo ancora il cane quindi la gatta spadroneggiava indisturbata e abbiamo smaltito il regalo nell’umido, con buona pace dei padroni del coniglio. Quante carote avrà mangiato nella sua vita prima di incontrare la mia gatta? Aveva sogni? Che sogni fa un coniglio? Io ad esempio ho sognato delle cose che non posso dire. Erano sogni a luci rosse, magari dedicherò un pezzo a queste fantasie inespresse prima o poi ma adesso non sono pronto. Insomma diciamo che il successo si ottiene così, con la semplicità. Vedrete mie cari se non ho ragione. Semplicità e costanza faranno di me un uomo nuovo, pronto ad affrontare le sfide del nuovo, ormai vecchio, millennio. Un uomo all’avanguardia per scelte stilistiche, all’avanguardia nella scelta della linea editoriale. Perché io ho una linea editoriale ben definita. Ci sto pensando adesso. La mia linea editoriale parla sopratutto dei miei insuccessi nel mondo. Oggi però ho mangiato una discreta granita al caffè e panna. Sotto caffè, sopra panna. Una ragazza al bancone mi ha riconosciuto e salutato, io non capivo chi fosse, aveva la mascherina e gli occhiali, i baffi finti no per fortuna, e alla fine l’ho riconosciuta con gaudio. Era una tipa a cui avevamo fatto delle foto io e mio fratello una decina di anni fa, senza motivo apparente. Tempo fa facevo anche fotografie. Ormai sono uscito dal vortice. Non senza tensioni. Adesso ogni giorno provo a disegnare qualcosa con la penna Bic che sta per finire. I miei chiaroscuro lasciano molto a desiderare, come tutto il resto del disegno ma applicandomi ogni giorno sono sicuro che arriverò al punto di rendermi conto che ho solo sprecato tempo e che non posseggo alcuna dote nel campo dell’arte. Mi ci vorrà del tempo, ma con la passione adatta arriverò ad aprire il mio terzo occhio e a chiudere gli altri due. No volevo dire che impegnandomi potrò solo migliorare. Purtroppo sempre la mia linea editoriale non mi permette di mostrare alcun disegno qui, mi sono imposto di riempire queste pagine di sole parole. Parole asfissianti. Parole che strozzano qualsiasi tentativo di mettere la testa fuori dalla propria tana. Parole che combattono tra loro per trovare posto qui. Perché, sapete, è un onore per loro essere scritte in un blog di successo come il mio. Ad esempio: Stambecco. Ecco una parola che non avevo mai scritto qui sopra che da tempo aspettava di salire agli onori della cronaca. Ce ne sarebbero altre ma non voglio giocarmi tutte le cartucce in una volta, rischierei di strafare e il troppo alle volte è come il poco. Luoghi comuni adatti a tutte le stagioni. L’estate sta finendo, io sto finendo. Finire è un po’ come frinire ma fa meno rumore. Avete presente le cicale? Questo post è pieno di animali. Le cicale sono sempre indaffarate, ieri io per esempio ho buttato il risultato della potatura degli alberi che ho in giardino. E’ un lavoro anche quello. Quantomeno un’attività. Così per dire che non è che non faccio niente. Mi do da fare. Giuro. Un giorno farò anche la scala. Cioè la laverò. Ho promesso il mese scorso di farla entro fine mese. Ora non vorrei passare per spergiuro ma alcune volte capita che le cose vadano per conto loro. Ma quanto sta durando sto post? E’ proprio vero che la granita al caffè da un sacco di energia, anche la panna. Forse troppa energia. Devo metterla in qualcosa di costruttivo e non impiegarla per spiegare agli altri come avere successo in cose in cui non riesco ad avere successo io. Qualcosa di costruttivo sarebbe esercitarmi con la batteria per esempio. Ieri ho messo su delle canzoni dei Nirvana cercando di suonarci dietro, cosa per me tutt’altro che semplice, infatti ho fatto schifo. Però ci sono delle basi “drumless” cioè senza batteria funky che riesco a suonare così così. Mi accontento. Mi arrabatto. Un consiglio per tutti quelli che sono arrivati a leggere fino a qui è quello di scrivere post cortissimi così che la gente non si annoi prima della fine. E sopratutto scrivere con criterio eh. Non collegare cose alla bell’e meglio finendo per far implorare a chi legge che ci sia un filo del discorso da qualche parte. Un leitmotiv almeno. Insomma se volete fare successo prendete spunto da me e fate il contrario. Poi se il successo non vi interessa allora mi chiedo come mai abbiate letto queste mie parole. Forse che sotto sotto in una parte di voi recondita rosicate? Eh? Vi ho scoperto! Adesso prendete i vostri cani e abbandonateli in autostrada come fate sempre dopo avermi letto e date la colpa a loro per aver cliccato sul mio blog.

Sexy melograno

E’ importante scrivere tutti i giorni per chi vuole scrivere, per chi non vuole è meno importante. Ora capirete da questa prima frase che oggi sono particolarmente in vena e vi stupirò, momento dopo momento. Attimo su attimo. Fotogramma dopo fotogramma. Eh sì perché la vita è una serie di fotogrammi tutti ben allineati. Mai che ci scappi Tyler Durden dentro. Nudo. Nudo come un melograno! Oggi ne ho raccolti parecchi dall’albero facendomi anche male perché quella dannata pianta punge. Ho un rivolo di sangue che mi cola dall’avambraccio sinistro, non allego foto perché non so farlo. Però presto degusterò la nuova bevanda in auge in questa casa, mia mamma al piano di sotto frullerà i melograni e tirerà fuori un succo buonissimo, un nettare degli dei. Succo di melograno fresco, mai fu inventata bevanda più afrodisiaca. Ora non lo so se è vero però qualche mi piace lo voglio quindi devo fare occhiolino alla pancia del pubblico. Maledetto sexy melograno. Mi hai rubato l’anima, mi hai rubato il cuore, mi hai rubato il motorino, mi hai rubato anche la fantasia e l’immaginazione. Fantasia e immaginazione non sono la stessa cosa. Anche se sembrano sinonimi. Puoi immaginare qualcosa e non metterci il minimo di fantasia. Certo fare una fantasia senza immaginazione è difficile. Sono arrivato a un punto morto della discussione. Il tema principe della giornata l’ho svolto, il sexy melograno è apposto. Non posso calcare la mano immaginando una scena di sesso tra le piante di melograno, anche perché sono appuntite. Insomma ci sono milioni di altre piante più adatte allo scopo come ad esempio l’ulivo. L’ulivo è giulivo. E dopo questa capirete che sono agli sgoccioli, una vita amara da sempre sfogo in una scrittura amara e la mia lo è, non nascondiamoci dietro un dito. Quel dito che indica il melograno mentre il saggio indica la luna. Io sinceramente non so dove guardare, mi servirebbe un alter ego per fare amicizia con me. Tyler Durden comunque per chi non lo sapesse è uno dei personaggi principali di Fight Club. La sua visione distruttiva del mondo sarebbe stata appianata se avesse assaggiato questo famosissimo succo di melograno. Non sto scherzando, dovete provarlo, fatevi una pianta, raccogliete i melograni, non pungetevi e frullate i semini. Uscirà qualcosa di favoloso. Tanto che non vi permetterà di pensare ad altro per giorni interi. Ne agli esercizi di batteria ne al palissandro. Non c’entra niente il palissandro ma dovevo inserirlo da qualche parte perché mi era balzato in testa. Dite che possa bastare così? Secondo me c’è qualcosa che manca. Riprendiamo da capo. Scrivere è importante ma è anche importante sapere quando smettere. Quando mettere un punto, quando andare a capo, quando non c’è più linfa e si raschia il fondo del barile quello è il momento in cui bisognava fermarsi qualche rigo fa. Ma non l’ho fatto e quindi devo trovare un finale come si deve. Aiutatemi. Che tipo di finale vi piace? Un finale assurdo il cui il melograno si risveglia. Diventa cosciente di essere sexy e seduce i passanti facendo l’occhiolino. Poi arriva un supereroe e lo frulla bevendone il succo diventa l’uomo che era. Cioè non cambia. Mi sarebbe piaciuto diventare più sexy ma proprio non ce la faccio, questione di DNA credo. Non che io sappia cos’è. Però avere il DNA sexy aiuta. Il mio DNA è simile a un criceto che gioca sulla ruota. E gira, gira, finché non si rende conto che è tutta una menzogna. La ruota gira su se stessa e non andrai da nessuna parte mai continuando a correre su di essa. C’è da dire che eviterai la maggior parte dei predatori stando in gabbia. Ci sono pro e contro. Adesso sono soddisfatto. Titoli di coda. Si ringraziano per la partecipazione a questo pezzo il melograno, mia madre e Tyler Durden che anche se non esiste potrebbe comparire da qualche parte con le fattezze di Brad Pitt e questo per il mio pubblico femminile potrebbe essere un bel vedere. Per gli altri non lo so. Fate come se foste a casa vostra mentre vi stanno dando lo sfratto. Vi voglio un po’ tesi.

Flame boy

Ragazzo fiamma? No, per flame si intende altro. Avete presente l’unisono? Sto andando nel complicato senza motivo. Il flame è un’acciaccatura. Insomma un colpo dato in anticipo sull’altro. Avete presente l’introduzione di Smell like then spirits? Quelli sono flame. Ecco secondo il mio maestro di batteria io sarei un flame boy perché non riesco a suonare all’unisono due cose e faccio continuamente acciaccature. Una roba molto difficile se la si fa apposta ma quando ti chiedono di fare altro o di non farne escono fuori come i funghi dopo la pioggia. Questo per dire che la lezione di batteria non è andata malissimo, ma male sì! Non mi hanno ucciso, d’altronde non potrei scrivere da morto, e non mi ha guardato quasi mai male a parte quando mi sono vantato di saper fare delle cose che poi non sono riuscito a riprodurre davanti a lui. Questione di emotività? No. Questione che l’esercizio va fatto bene, per dindirindina. Non so perché ho iniziato questa cosa del prendere lezioni di batteria il martedì mattina. Potevo scegliere la fisarmonica. Uno strumento molto più bello. Tornando a casa ascoltavo gli assoli delle canzoni di Radio Balla Balla e pensavo che la fisarmonica è il mio futuro. Non prossimo. Per ora c’è la maledettissima batteria che mi da sui nervi. Una sola ora di batteria consuma circa le stessa quantità di kilocalorie che portare in giro per il paese la santa in processione. No, forse vaneggio. Non ho mai partecipato attivamente a nessuna processione. Ricordo che a scuola c’era un vermetto che usciva dagli alberi, forse un bruco, dal nome processionaria che creava scompiglio. Questo cosa c’entra con il flame di flame boy? Niente, è una acciaccatura della realtà, due parti sovrapposte male che non combaciano però se sapute usare danno ritmo alla narrazione. Io ovviamente non lo so fare. Però scrivo veloce e mi da soddisfazione il ticchettio dei tasti della tastiera. Da piccolo mi ricordo un racconto dove c’era un tizio che scriveva alla macchina da scrivere e un vicino che si lamentava del ticchettio. Maledizione. Come faccio a ricordarmi certe cose? Non ho nemmeno mangiato pesce azzurro. Un amico sostiene che la persona più intelligente del mondo, guarda caso non io, mangi solo pesce azzurro liofilizzato. Dev’essere un gran cervello per evitare tutto il resto delle cose. Farò mie ricerche su internet, per appurare se questa è verità o se è solo una balla messa in giro dai venditori di pesce azzurro liofilizzato. Che per altro non è il campo dove lavora il mio amico, quindi escludo che l’abbia potuto inventare lui per suo tornaconto personale. Ci sono cose che esulano dal prevedibile. Non so cosa c’entri ma suonava bene e l’ho scritto. Adesso però, per dindirindina, non so come chiudere il pezzo. Ci vorrebbe un colpo di crash. Il crash è un piatto che fa molto rumore. Insomma suona a un volume più alto degli altri. Si vede che ormai sono un tecnico, uno che la sa lunga, quasi un tuttologo. Fatemi fare un altro paio di ricerche su internet e vi flammo io come si deve. Cavolo qui dalle mie ricerche ho scoperto che la carne ha reso l’uomo più intelligente. Forse perché ha iniziato a cucinarla, poi ha dovuto lavare le stoviglie, non mi sembra una scelta così saggia. Comunque una bistecca fiorentina dovrebbe alzare il QI di almeno una decina di punti sempre secondo le mie ricerche. Praticamente ho letto l’intestazione dell’articolo e ho tratto conclusioni mie personali. Opinioni da leader. Leader di sto involtino di carne. In pratica secondo me c’è una cospirazione delle mucche che vogliono farci diventare più intelligenti perché… non lo so… io sono arrivato fino a qui… il resto immaginatevelo da soli. Io delle mucche so solo come si cacciano via dalla base di un megalite. O quanto sono larghe le loro deiezioni. Anche se il diametro è variabile una vaga idea potete farvela anche da soli. Tutto questo per dire che a quest’ora dovrei fare esercizi per suonare con mano e piede all’unisono e invece continuo a fare flame sulla tastiera del pc, schiacciando tasti più o meno casuali, dettati dalla mia visione del mondo che credo si possa definire piuttosto bizzarra a questo punto. Bizzarra ma non abbastanza per ricevere all’unisono un sonoro ma meritato flame. Flame nel senso serie di insulti su internet. Avete visto? Per rigirare la frittata non ci vuole poi molto. Ah, se solo mangiassi più carne contenente pesce liofilizzato o il contrario. Quante cose in più potrei pensare con il mio nuovo quoziente d’intelligenza e invece sono qui che perdo tempo invece di mettermi a studiare! Cerco di motivarmi da solo ma mi riesce così così. In realtà sto cercando un finale come si deve per questo pezzo ma non lo trovo e allora continuo a scrivere. Si era capito? Ah, beh si vede che il vostro QI è più lungo del mio.

Il trafficante di moquette

Sono qui come al solito davanti al paginone bianco a chiedermi di cosa lo riempirò. Oggi è il compleanno di Fiona Apple e avevo pensato di scriverlo nel titolo, un titolo come “buon compleanno Fiona Apple” ma poi ho pensato che per tutto il pezzo avrei dovuto parlare solo di quello e quindi mi sembrava limitante. Come se i limiti che ho non mi bastassero già, quindi sceglierò il titolo alla fine del pezzo, dopo averlo scritto. “Dopo averlo scritto”. Potrebbe essere questo il titolo vincente! No. Non sono mica uno che fa queste cose sul serio! Adesso ogni frase che scrivo penso al titolo e non riesco ad andare avanti, tutte mi sembrano un titolo probabile, anche “Titolo probabile”. E dire che per fortuna qualche giorno fa mi ero già espresso sul dramma di scegliere un titolo ma oggi il dramma sta diventando tragedia. Come se conoscessi in effetti la differenza tra le due cose. Sorrido sornione della mia dabbenaggine. Per scrivere la parola in maniera giusta ho dovuto googlarla, cosa che rafforza l’idea di quanto profonda sia la dabbenaggine in me. Ora che so scriverla la ripeto perché non penso che mi capiterà spesso di usarla. La finestra della stanza in cui scrivo sbatte. Giusto per dare un tocco diverso a una giornata piatta. Oggi è ricominciata la scuola e domani finalmente riprenderò le lezioni di batteria. Ora il mio maestro di batteria è una persona molto paziente, forse perché lo pago, ma certi momenti mi guarda come se mi volesse uccidere. Sarà colpa delle mie non incredibili capacità di dare la dinamica giusta ai colpi. Forse anche colpa della mia incapacità ad essere, come si dice, indipendente. Cioè non io. Che non lo sono a prescindere ma i miei arti nemmeno. Quello che fa il piede destro lo vuole fare pure la mano destra, se non quella sinistra e diciamo che non è una cosa buona per suonare questo strumento. Ci sono degli esercizi che ho provato e riprovato senza successo che domani dovrò far vedere al mio grande maestro. Un po’ lo temo. Forse mi ucciderà. Forse no. Andremo a bere un caffè e mi spiegherà perché non ci tiene più ad avermi tra i suoi svariati allievi. Credo di essere l’unico al momento. Mi ha detto, tempo fa, di fargli una buona pubblicità. Ma ecco, i miei risultati non lo sono affatto. Poi non parliamo dell’eterna lotta contro il click. “L’eterna lotta contro il click” non è male. Insomma i miei battiti sono sempre spostati o prima o dopo. Non c’è soluzione. Ha ragione Fiona Apple a registrare i suoi dischi a casa suonando le pentole e altri strumenti trovati per casa. Mi pare ci abbia messo pure i suoi cani nel disco. Deve essere venuto fuori un bel disco peloso penserete voi e invece no. Li ha solo registrati abbaiare. Per essere i cani di Fiona mi aspettavo abbaiassero diversamente, invece pure la mia cagnolina potrebbe registrare un pezzo. Sicuramente con più successo di me. Sopratutto se le metto un paio di bacchette in bocca e poi cerco di farmele restituire cosa che non fa mai. Per fortuna per ora tengo la batteria e la cagnolina ben distanti. Si sa mai che debba fare la triste scoperta che ha veramente doti migliori delle mie. Si parla di doti, ad esempio quella della scrittura, chissà se le faccio aprire un blog. Ma meglio non fermarsi a pensare a queste possibilità, meglio scrivere a valanga tutto quello che viene dal torbido della mia mente. E’ un po’ che non scrivo racconti, chissà dove sono finiti, forse non era il mio campo. Forse devo lasciare stare tutto e trasferirmi in Sudamerica e darmi a qualche tipo di traffico di materiale di seconda mano. Trafficante in parquet o in… come si chiama il pavimento in moquette? Ah si moquette. Trafficante di moquette. Suona bene quasi quasi sapete che faccio? Lo metto come titolo. Ah… ma già lo sapete perché avete letto il titolo in testa. Mai che vi si possa fare una sorpresa. Troppo furbi voi, mai che vi si possa tacciare di dabbenaggine.

Per come la penso io

Ora scriverò un pezzo senza guardarmi alle spalle, uno di quei pezzi che lasciano a bocca aperta, uno di quei pezzi che per come la penso io dovrebbe riuscirmi di cambiare il mondo, conosciuto e non. No, a parte gli scherzi, per come la penso io questo pezzo dovrebbe traboccare d’ironia, poi scivolare su quella patina sottile e lasciare intravedere una certa serietà di fondo. Scrivo e scrivo e non arrivo mai a una conclusione. Nel frattempo parlo di batteria e di blatte con un vecchio amico e mi limito a rispondergli dopo aver messo qualche virgola e qualche punto. Per come la penso io non si dovrebbe scrivere un pezzo così, con queste distrazioni, anche se poi alla fine puoi usarle per rimpolpare il succo del discorso. Succo di blatta. Su non fate gli schizzinosi, tutti abbiamo un problema di blatte da affrontare nella vita, pensieri blattosi che vanno derattizzati dal cervello. Mamma mia quello che ho scritto! Sembro uno di quei filosofi seri. Per come la penso io dovrei evitare di scrivere queste minchiate. Dovrei limitarmi a sguardi neutri sulla natura. Il palissandro da dove viene? Domande che spuntano a caso nella mia mente. Dovrei fare una ricerca a proposito che mi occuperà gran parte della notte. Il palissandro, famoso legno che serve a fare manici per chitarra. Chissà se ha altri usi? Per come la penso io quello di costruire manici per chitarra è un buon uso. Anche se poi le chitarre spesso finiscono nelle mani sbagliate. Tipo le mie. Mani da muratori rinnegati dalla stessa arte muratoria. Insomma, nemmeno buono per la pastorizia. Per come la vedo io le cose stanno andando alla grande. Per come la sento io le cose stanno migliorando sempre più. Fino a non poter migliorare ancora per molto. Insomma, prevedo una catastrofe. Per come la penso io una catastrofe è una giornata di sole mentre sei in giro in bicicletta e hai le ruote così sgonfie che ti sembra di camminare sui cerchioni. Per come la penso io dovrei fare a meno di scrivere queste cose, anche perché il pezzo non è venuto buono come doveva essere. Non mi renderà ricco e famoso. Non che punti a questo. Però. Per come la penso io dovrei riuscire almeno a scrivere qualcosa che faccia venire a chi legge almeno una reazione. Per come la penso io se qualcuno legge queste pagine deve avere qualche problema. Per come la penso io. Magari poi sbaglio. Chi ha il problema magari è chi scrive. Non è da escludere. Per come la penso io però sto problema non è che sia così chiaro. Magari è un problema di blatte. Blatte nell’anima. Blatte nel cervello. Blatte dentro altre blatte. Blatte ripiene. Ok. Per come la penso io derattizzare l’anima dovrebbe essere come spararsi uno di quei fumogeni dentro lo stomaco. Per come la penso io non mi sono spiegato troppo bene. I fumogeni servono a far scappare questi animaletti. Forse ci sono. Tutta questa pagina è una sorta di derattizzazione. Tutto il blog. Tutti gli scritti del mondo. Si scrive per derattizzare. No, cazzo. Ho lisciato di poco il centro del bersaglio grosso. Ne sono sicuro. Per come la penso io questa pagina ormai l’ho scritta e anche se ci sono andato solo vicino al cuore del problema, magari, qualcuno potrà leggerla e dire: Cazzo, hai ragione. Cioè: anche senza parolacce. Fate come volete. Per come la penso io il pezzo si conclude qua. Mestamente ma non troppo. Per come la… ok basta questo incipit ha rotto le palle. Per come la penso io almeno.

Undici settembre

C’era una volta un tuono. Una tempesta. Un lago d’acqua salata. No non c’era niente di tutto questo. C’era una bambina che accarezzava un cane. Una bolla di sapone. Un lupo che ululava in lontananza. Niente nemmeno questo è esistito mai. Tutto cancellato. Come se niente fosse. Oggi è l’undici settembre. Vi dice qualcosa questa data? A me ricorda di un pomeriggio tranquillo in cui ascoltavo musica balcanica scaricata da qualche parte sull’internet. Poi delle immagini da film alla televisione. Incredibile. C’erano una volta le torri gemelle. Poi un aereo. Della gente che si lanciava giù. No vorrei dire che non è esistito niente di tutto questo ma le prove sono schiaccianti a mio sfavore. Per fortuna non sono io il colpevole. In questi giorni a Messina hanno ucciso una donna. La notizia mi ha colpito. Forse l’omicida viene dal ridente paesino dove abito io. Non lo conosco. C’era una volta una strada. Un tempio. Un sorriso ai margini della società. Tutto cancellato. Da una mano armata da chissà quale odio. Non ne sapremo di più credo. Un altro caso irrisolto. Intanto una tromba d’aria stravolge un’isola. Pantelleria. Che bel nome. Un giorno dovremo fare i conti con i cambiamenti climatici ma per adesso beviamoci un amaro. Guardiamo l’orizzonte perduti in pensieri di altra natura. Fissiamo le tette della cameriera. Facciamo che c’era una volta il mondo. Una palla che ruotava attorno al sole. Una distesa d’acqua salata. No non c’era. Il mondo non c’era. Ce lo siamo immaginato. Era quel posto da dove siamo partiti prima di recarci tutti in visita su altri pianeti. Marte. Marte e il suo deserto rosso. O quello è Giove? Sto facendo confusione. Non sono avvezzo a girare tra pianeti. C’era una volta una guida. Ah sì ricordo… La balena e il vaso di fiori. Entrambi precipitavano. C’era una volta la legge di gravità. C’era il moto ondoso. C’era la droga da qualche parte anche. Ma adesso non c’è più niente. Sospesi nel nulla tiriamo le somme di un giorno di pioggia qualsiasi. Un undici settembre tempestivo. Venuto dopo il dieci e prima del dodici. Come è sua abitudine.

Che dramma scegliere un titolo

No perché scegliere un titolo adatto influenza tutto il resto. Ad esempio volevo chiamare il pezzo: Sul piede di guerra. Non so perché ma era uno dei titoli che mi erano venuti in mente. Adesso però che ho messo la parola dramma nel titolo bisogna in qualche modo prenderne atto e creare una situazione all’altezza. Atto 1: L’uomo è seduto davanti a una scacchiera e non sa che mossa fare. Dopo una ventina di minuti si alza e urla al pubblico:”Questa mattina mi sono alzato sul piede di guerra!”. Fine primo atto. Poi al secondo ci pensiamo… Ah no nel secondo c’è una festa. Atto 2: L’uomo è al centro di una festa in maschera. Balla per circa 15 minuti. Poi si ferma e urla al pubblico:”Non sono una perfetta showgirl?” Fine secondo atto. Non so potrebbe spaccare questa roba. Forse sono io ad essere ottimista. Ma paghereste per vedere una roba del genere? Io forse. Lo ammetto non ho mai grandi idee, però faccio della confusione la mia forza. Atto 3: L’uomo fruga nel portafoglio per circa 10 minuti. Poi si ferma e urla al pubblico:”Avreste mica degli spiccioli che devo prendere il treno per Gallarate? Non ricordo dove sia ma ho questa impellenza.” Qui applausi a manetta. Quasi standing ovation. Ma perché quasi? Standing ovation vera e propria. Il pubblico in visibilio. Però il dramma l’abbiamo perso per strada. Sì, va bene che l’uomo non arriverà mai a Gallarate però ci sono dei buchi nella trama. Stavo scrivendo “bruchi”. Avere bruchi nella trama è come avere dei buchi delle tarme? Potrebbe essere il testo di una canzone rap! “Avere bruchi nella trama è come avere di buchi delle tarme! Yo! Avere tarme nei buchi è come avere bruchi nella trama! Yo, fratello!”. Adesso non dovete pensare che sto prendendo in giro chissà chi, nemmeno il genere musicale. Si fa per scherzare, non siate così palindromi. Eheh… palindromi… non c’entrava niente. Come del resto tutto il pezzo mi sembra c’entrare ben poco con il dramma di scegliere un titolo. Una notte l’ho sognato un titolo. Ma era scarso. Però nel sogno sembrava bellissimo. Adesso non lo ricordo ma l’ho segnato in un quadernetto. Si sa mai torni utile. Buon pomeriggio a tutti e buone letture migliori di questa.

Tornare

E così sono di nuovo qui a scrivere sul blog perché mi va. Tempo fa lo aggiornavo tutti i giorni. Che tempi, quanti errori grammaticali sono passati da allora. Non ho molto da dire e quindi scriverò fino a quando non mi verrà a noia questa pagina. Potrebbe essere prestissimo, potrei pentirmene a metà e cancellare tutto. Cancellare! Che verbo sontuoso. Oh accademia della crusca perdonami per la mia digitazione casuale di frasi becere. In questo periodo di stacco dal blog ho scritto lo stesso. Incredibile vero? Ho scritto un tot di cose a cui dovrei lavorare per dare un senso. Cioè dovrei lavorarci su. Piegarle. Impaginarle. Immaginarle di nuovo e alla fine farle leggere a qualcuno in cambio di una parcella più o meno adeguata al mio malessere attuale che devo dire non è così accentuato. Anche se fa fico avere un malessere, quindi dovrò inventarmene uno. Oh me tapino. Oh esortazioni a caso. L’importante comunque è avere un cane a posto con la testa. Se poi ogni tanto piscia dove non dovrebbe lo si può perdonare. Almeno credo. E cos’ sono di nuovo qui a scrivere sul blog. Incredibile vero? Non lo facevo da gennaio o febbraio, dovrei controllare. Poi ho avuto una vicissitudine, in pratica ho usato il computer per fare altro e la mezzanotte scorreva senza che io avessi pubblicato un post. Che tristezza. Quindi ho capito che non ero dello stato d’animo giusto. Insomma per farla breve sono un cazzone. Ma adesso è tutto diverso. Sono uscito fuori dal tunnel dei giochini stupidi su internet e ho preso una batteria elettronica con la quale sto provando ad imparare a suonare. Sono un pezzo di legno, rigido, ma farò di tutto per sciogliermi e dare spettacolo. Rudimenti a parte va tutto bene. I rudimenti sono quegli esercizi che devi fare un milione di volte fino a non pensarci più. Ma io ancora ci penso al charleston che non suona a tempo. Ho dei problemi con il metronomo che sono ancora da risolvere ma spero che presto andremo d’amore e d’accordo. Prendo anche delle lezioni. Per non farmi mancare niente. E così sono di nuovo qui a scrivere una pagina di blog. Chissà quando mi ricapita. Meglio finire in maniera sfavillante, tipo con una dichiarazione d’amore per le vacche. Grossi animali che pascolano ignari mentre i bovari le tengono lontane dai turisti facendo versi strani, ma questa è un’altra storia che un giorno forse vi racconterò.

Faccia a faccia

Siamo qui faccia a faccia con il nulla, strano intrigo, beffardo, sonnolento. Non ho voglia di scherzare rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare. Il fatto è che mi gratto la testa, influisce sullo scorrere lieve delle mie parole? Scorrere lieve. Come se ci fosse mai stato, qui tutto è farraginoso, pietroso, incastonato non si sa come. Volete veramente risolvere rebus? L’essere umano è il più scontato dei rebus. Senza aver bisogno di tare disegnate sullo sfondo o di orsi con una S sopra. Sì io sono un solutore meno che abile, ai livelli che prima leggo le soluzioni e poi guardo il disegno per non affaticarmi troppo. Vinco sempre. Ovviamente compro la rivista con le soluzioni dentro che non si sa mai. Dovessi aspettare una settimana per le soluzioni… Vado a bere, mi si è seccata la bocca. Chissà com’è la luna questa sera, non mi sono affacciato nemmeno un attimo a vedere. Forse mi chiama, forse mi ama. Forse c’è qualcosa tra me e la luna che voi non potete capire. Gelosi. Forse mi stuzzica, passa davanti come una dirimpettaia, forse vaneggia e fa vaneggiare, ah quante cose fa questa luna che non ho visto. Che poi da queste parti della sicilia la sera sono tre le cose che contano. Guardare la Calabria illuminata, perché se è spenta vuol dire che c’è qualche problemino. Guardare se l’Etna erutta con il suo pennacchio e la luna. Non vi basta? E fatevelo bastare!

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