A te ci tengo

Sbilenco, ramengo, lo sai a te ci tengo, non tanto per la gloria quanto per raccontare qualcosa la sera a mia moglie nel letto la sera dopo la baldoria. Lo sai ti ho tradita, indossavo le infradito, no non ho tolto la fede dall’anulare dito. Lei mi alza il medio, io alzo la media dei tentativi di fuga, sono pronto a fare da frangiflutti quando mi sputa contro tutta la verità. Nostro figlio è adulto, già si droga, lo fa per tenerci su di morale, forse vuole farsi prete e mi vuole sconfessare. Io spero nella felicità di tutti ma sono già per strada, ho trovato un divano in offerta presso un ponte e adesso posso stare sotto una coperta. Era meglio non capire niente e fingersi deficiente, si che la finta non viene malamente, c’è anche chi le lacrime non le trattiene, dal ridere s’intende. Io provo a citofonare dal vicino, gli chiedo marmellata e pane, mi spingo fino al vino, poi gli spiego che sono stato sbattuto fuori dalla porta, poi hanno sbattuto anche la porta, ma non si meravigli troppo, lui mi dice che sua moglie invece è morta. Di che domando io? Le è entrata una ciglia nell’occhio ha sbandato, cappottato è finita tra le mani di un infermiere che l’ha baciata e portata via con se. Quindi intuisco che la morte non è clinica. Questa sembra una storia ciclica, dove tutto ricomincia lì da dove non dovrebbe ricominciare. Quasi quasi vado al comune e il nome mi faccio cambiare. Però so già che non funzionerà, dovrei fare qualcosa alla faccia, come un lifting, tirarmi la pelle o grattarmi le cosìdette che un po’ di fortuna si sa non guasta mai. Così rimango ramengo e sbilenco, però a te lo sai, solo e solo a te ci tengo.

Pensieri ovipari

Mi capita di avere dei pensieri ovipari, non è tanto la cova che mi preoccupa ma le omelette. Il mammiferismo è alle strette, si vede dai becchi che spuntano ovunque, le piume, le ruote, alcune panoramiche altre no. Mettere la testa sotto la sabbia non mi piace, preferisco metterci i piedi, palmati, mentre scotta e correre starnazzando nell’acqua. Quanti cigni sulla battigia aspettano solo di morire? E le gru? Dici tu. Bella domanda un po’ sbilenca sembra reggersi su una sola gamba, bisognerebbe osservare meglio, occhio di falco. Intanto il passerotto è andato via, quanto l’ha fatta lunga sembrava una poiana appoggiata sotto una veranda un giorno di pioggia. Il merlo intanto insegna al merletto le basi del cucito ricostruendo il nido, per non parlare del riordine che sta facendo la rondine, e di chi hanno beccato a fare il bucato? Un pappagallo pregiato, “i chicchi son miei, i chicci son miei” ripeteva e già si sentiva tuonare un “chicchirichì?” del gallo cedrone che beccando sotto un albero di limoni aveva il diritto di dire la sua. Ma con mille e mille battiti d’ali al secondo si presentava anche un colibrì dicendo “La mia vita è un colabrodo”, “perché non te ne vai”, gli disse il Tucano senza tatto, prima di chiedere dove, spuntò un’aquila a dare indicazioni “vai qui, vai la,o vai dove ti par!”. O vi pare che la vita da ovipari sia sempre ali spiegate al vento e grandi voli? Chiedete pure ai pinguini che vi diranno “siete cretini”.

Uno sguardo oggettivo su ciò che è la normalità

Scheletri contro altri scheletri riversi

ossa contro le ossa

risuonano le cavità

ti ho vista danzare una danza

mentre con un soffio

spazzavi via l’inferno

che ti teneva legata allo sguardo di un pubblico assente

Dimmi la verità

chi erano i tuoi amanti mentre tenevi gli occhi socchiusi

tra le ombre sono spuntati orde di scheletri

impazziti

suonavano le loro stesse ossa

come in un vecchio cartone animato

gli occhi si sono aperti e hanno visto

la solitudine

e si è aperto un sorriso tra i muscoli tirati del tuo volto

vorrei poter dire di essere rimasto

ad affrontarlo invece che essere fuggito via

nascosto

lontano

tra i fitti rovi

dei comodi pensieri

domani mattina sarà tutto diverso

domani mattina avrò la forza

per essere un uomo nuovo

per pensare come un uomo nuovo

Motivi personali

Per la prima volta da quando, un paio di settimane fa, ho aperto il blog ho fatto passare un giorno senza postare alcunché. Vorrei scusarmi con tutti. Ma tutti tutti. Sopratutto con Trump. So che leggi con piacere queste pagine ma dei motivi personali mi hanno portato lontano dal pc per queste 24 ore. Lo so che adesso non ti basteranno queste scuse e vorrai sapere le vere motivazioni, ma ormai sei ex presidente non puoi più mandarmi la CIA o l’FBI a controllare. So che lo facevi nel mio esclusivo interesse però è anche ora di dire basta. Basta con lo stress. Vai pure a giocare a golf. Tiger non ha nulla in contrario, usa pure le sue mazze. Adesso concludo all’improvviso perché mi pare di essermi esposto pure troppo. Alla fine sono fatti miei e dell’ex presidente questi.

La tirannide dei miei pensieri

Arturo si era risvegliato legato ad una sedia e con centomila occhi addosso che lo scrutavano. Come potessero starci in una stanza tutti quegli occhi era un mistero. “Liberatemi” provò a dire Arturo ma con un fazzoletto in bocca non era affatto semplice. Nel frattempo nella stanza semibuia, illuminata solo da candele gli occhi continuavano a chiudersi e aprirsi. Sembrava uno strano alfabeto morse che comunque lui non conosceva. “Hai dormito a lungo” sentenziò una voce e sotto un brusio rispose “Ha dormito a lungo, è vero ha proprio dormito a lungo”. “Ora ti leverò la benda dalla bocca e dovrai dirmi esattamente cosa hai sognato” e il brusio ripeté “Esattamente”. Levarono la benda ad Arturo che questa volta riuscì a dire “Liberatemi”. Gli occhi gli si fecero addosso, vedeva solo quelli, il resto del corpo di quegli esseri era coperto da un mantello scuro. “Dicci cosa hai sognato e sarai libero” disse la solita voce con il sottofondo del coro che ripeteva “Sì, sì, libero”.
“Prima slegatemi” una fiamma si avvicinò, “Devi fare in fretta prima che il sogno svanisca”. Arturo non ricordava niente, ma aveva capito che gli conveniva inventare qualcosa. Il sogno più recente che gli veniva in mente era quello di una ballerina che gli faceva un pompino giorni addietro. Era stato molto reale ma non voleva assolutamente parlare di quello, voleva raccontare qualcosa di grande, ma i suoi pensieri erano come assenti. “Ho sognato di voi” disse quasi senza aspettarselo, “Ah questa è bella avete sentito ha sognato di noi”, “Bella, questa è bella”. “Ho sognato di tutti questi occhi piantati addosso e che non mi potevo muovere”. La voce e il coro lo esortarono ad andare avanti. “Ho sognato che… che mi alzavo da questa sedia e vi spaccavo il culo” Arturo serrò le mascelle, ma che cosa gli era andato a dire? Ci fu silenzio nella stanza poi cominciarono le risate. “Sei forte Arturo”, il coro confermò. “Scusate è che mi trovo qui legato senza sapere niente, poi i pensieri prendono il sopravvento e dico cose che non voglio”, “Benissimo”, “Sì, bene, molto bene” le risate ancora non si erano sopite del tutto. “E’ tutta qui la tua fantasia?”, “Tutta qui?” fece il coro. “Sì” rispose serio Arturo. “Bene buttiamolo via e passiamo al prossimo”, “buttiamolo, buttiamolo”. E nel dire questo fecero entrare un’altra sedia con su legata una donna che stava dormendo mentre la sedia di Arturo fu sollevata. “Aspettate ma dove mi volete buttare? Liberatemi bastardi”. La sedia si fermò e in mezzo al silenzio la solita voce chiese “Bastardi?”, nessuna risposta, nessun coro.
“Ora vedi come lavorano dei veri bastardi” posarono la sedia dove si trovava e svegliarono la donna. Anche lei si accorse di essere legata. Le tolsero il bavaglio e le fecero la stessa domanda che avevano fatto ad Arturo “Dicci cosa hai sognato e sarai libera”. “Ho sognato di licenziarmi” disse Silvia “E che mandavo a quel paese il mio capo e di correre libera in un prato e poi mi accorgevo di saper volare e volavo da un posto all’altro passando anche attraverso i muri, poi mi sono venuti in contro degli uomini scuri in volto e mi hanno fatto paura, così tanta che volevo svegliarmi e poi eccomi qui”. Ci furono applausi a scena aperta la donna fu liberata subito e fu lasciata uscire dalla stanza. “Vedi come si fa Arturo? Dovevi fare come lei e saresti già libero”. Arturo si concentrò cercò di scartare tutti i pensieri che volevano imporsi e disse “Ho sognato di cadere, no anche io di volare, ho sognato di ballare…” si rimangiò le parole, non voleva raccontare quello. “Su diccelo ormai”, “Oramai…”. “Va bene ho sognato di fare sesso con una ballerina”. La voce disse “Finalmente qualcosa di piccante mezza sega, ma credi che veramente siamo interessati alle tue polluzioni notturne?” Arturo incazzato rispose “Ma che cazzo ne so cosa vi interessa, mollatemi e basta”, “No, no… adesso tu ci spieghi tutto”. “Ma tutto cosa?”. Nel frattempo Silvia rientrò nella stanza e disse alla voce “Avete finito con questo porco? Ce ne andiamo di là a ballare?”. La voce disse “Ma noi ci stavamo divertendo…”, “Sì è vero” rispose il brusio. “Niente lamentele. Adesso tutti a ballare nell’altra stanza, lasciamo lo stronzo qui da solo”. “Ma che ho fatto?” chiese Arturo. Tutti si misero a ridere e passarono lentamente nell’altra stanza da dove veniva della musica rock.
Arturo rimase da solo e pensò di nuovo a quel sogno, era stato bello, dolce, roba da non condividere con nessuno, era arrabbiato, come se avesse perso qualcosa. Come se avesse buttato via qualcosa di importante in cambio di nulla. Almeno l’avessero liberato. Immaginò di alzarsi da quella sedia entrare nell’altra stanza e fare una strage e gli urlò dalla porta che li avrebbe fatti a pezzi. Silvia si affacciò lo guardò così insalamato com’era e gli disse, “vedi che hanno fatto bene a legarti, qui nessuno vuole fare male a nessuno, quando avrai smesso di avere certi pensieri ripasseremo, devi liberarti dalla tirannide dei tuoi pensieri”. Arturo pensò che non c’era modo di farlo ma non sapeva cosa ribattere. Silvia lasciò uno spiraglio di porta aperta, attraverso cui Arturo vide una sala piena di palloncini e una vera festa.

Finita la musica tutti gli occhi tornarono dentro e la voce gli disse “Fai silenzio, adesso noi ci addormentiamo qui con te”. Vide gli occhi chiudersi uno dopo l’altro, un soffio sulle candele e fu buio. Arturo voleva chiedere se avessero ancora intenzione di buttarlo via, ma si forzò a stare zitto aspettando un giorno migliore di quello passato.

Due parole sull’ispettore Margherini

Ringrazio tutti per il successo della serie di dieci puntate. Alcuni dicono che la numero sei è la preferita chissà se un domani tornerà a combattere il crimine, nel caso cedo i diritti a un centocinquantamila euro per trasportarlo su pellicola. Mi tengo basso. Comunque bisogna dire che l’originale è stato scritto sei mesi fa, prima di pubblicarlo con piccoli aggiustamenti. Ho ricevuto pressioni per farlo, io nemmeno ci pensavo più all’ispettore. Certo se ci sono state delle incongruenze con la realtà questo è dovuto al fatto che io l’ispettore non l’ho mai fatto, quindi alcuni particolari della modalitaà di investigazione potrebbero risultare distanti dalla succitata realtà. Adesso vado che mi devo inventare qualcosa per riempire il blog.

Commando anti resilienza

Avete mai sentito qualcuno parlare contro la resilienza? Eccomi! Solo sentire la parola mi fa accapponare la pelle. Quando la leggo da qualsiasi parte smetto di leggere e sommessamente maledico quella parola. Semplicemente era una parola che non c’era prima e io non la voglio. Secondo me, potrei sbagliarmi, anzi mi sbaglio di sicuto però è questa l’idea che mi sono fatto, è una parola nata dai social con qualche post azzeccato. Quindi va abbattuta. Bisogna fustigare chi ne parla! Ma non per il concetto in se che qui non tratteremo. Ma per il mellifluo modo in cui si insinua in discorsi che vorrebbero prendere una patina di serietà. Quindi adesso partiamo con l’idea del commando anti resilienza, andiamoli a cercare questi resilienti e vediamo fino a che punto lo sono. Vi sembrerò un po’ drastico e lo so che potremmo perdere ma il commando non ha solo la vittoria in testa, serve ad educare! Rigore! Disciplina!!! Ehm… ok… forse questa cosa della resilienza mi sta sfuggendo di mano. Facciamo che mettiamo da parte i bagni di sangue ma qualcosa si deve fare prima che spuntino altre parole simili.

Margherini (10)

L’ispettore Margherini sapeva esattamente cosa stava per succedere un momento prima di varcare quella porta ed in effetti accadde l’inevitabile.

“Ispettore” disse l’appuntato “Qui abbiamo un chiaro caso di omicidio, veda di risolverlo lei che secondo me è il migliore di tutti”.

“Certo che sono il migliore di tutti” rispose l’ispettore.

“Ed anche il più lesto ad acciuffare i furfanti”.

“Mi stai annoiando inutilmente appuntato fammi vedere dov’è la salma”

“Veramente è appena passata la scientifica e se l’è portata via”

“No io ormai il morto lo voglio” e tirò fuori l’arma da fuoco.

“Forse se facciamo in tempo riusciamo a seguire l’auto della scientifica”.

“Mi sembra una grandissima cazzata, va bene, facciamolo”.

I due salirono sulla rombante auto del Margherini e si lanciarono all’inseguimento della scientifica.

“Quando tutto sarà risolto ispettore verrà a casa mia ad assaggiare la caponata di mia moglie”

“Sua moglie fa una caponata come si deve appuntato?”

“Sì, proprio in questo momento”

L’ispettore sterzo bruscamente verso casa dell’appuntato.

“Ma ispettore, il caso, il morto, la scientifica”

“Ma che cazzo ce ne frega, poi ci pensiamo”

Arrivati sulla porta della casa dell’appuntato Margherini sapeva esattamente cosa stava per succedere.

I due trovarono la moglie dell’appuntato crivellata di colpi.

“Appuntato mi spiace pare proprio senza vita, chiami la scientifica e assaggiamo questa caponata”

“Ispettore ma chi può averlo fatto?”

“Vede appuntato qui c’erano chiaramente gli appunti presi per fare la caponata, sono stati rubati”

“Non capisco”

“Esiste un ‘caponata club’ se vieni scoperto ad andare contro la tradizione…”

L’appuntato pianse.

Mentre Margherini era di ritorno sulla sua auto quando d’un tratto si vide affiancare dalla moglie dell’appuntato.

Si fermò.

“Chi si rivede” disse Margherini

La moglie dell’appuntato scese dalla macchina sculettando alla sua maniera e disse “Sai benissimo chi mi ha fatto fuori” e vomitò verso Margherini un getto di caponata mal digerito e acido che rischiò di macchiargli il vestito.

“Mia moglie fatica per farmi andare a lavoro pulito” urlò Margherini e scaricò tutti i colpi della pistola sullo zombie.

Poi si avvicinò a ciò che era rimasto per terra e facendo attenzione a non macchiarsi le scarpe scosto il corpo che rimase fermo.

Bene così.

Arrivato a casa Margherini disse alla moglie che aveva avuto una giornata pesante e la moglie rispose “Anche la mia è stata pesante, proprio come il piombo, vuoi un po’ di caponatina?”

“Ricetta tradizionale?”

La moglie rise poi si fece seria: “Non provare mai più a domandarmelo”.

Ispirazione svanita

Ora scrivo un pezzo sull’ispirazione quando svanisce, mi gioco il jolly! E sì che in effetti l’ho già fatto nel racconto “Il blocco” che ha ricevuto svariate critiche positive sopratutto da me. Era la storia di quando se ne va l’ispirazione appunto che poi vai a cercarla dove? Ti metti davanti allo schermo e scrivi e speri che alcune cose se ne vadano dalla mente e altre vengano fuori. Non ho fatto nemmeno sogni particolari dopo quello in cui mi hanno sparato di sopra quasi. Poi dici che scrivo di argomenti macabri (a chi sto parlando?) per forza con i sogni che faccio. O è il contrario? Forse se scrivessi solo poesie d’amore farei sogni di petali di rose etc… che comunque sarebbe un passo avanti. Per fortuna alla radio passano ogni tanto anche gli Alice in chains. Da piccolo suonavo anche questa, aveva anche lei dentro uno specie di “Uhuuuuu”. Però molto diverso da quelli fin qui descritti. Questa passione per gli ululati mi porterà prima o poi ad avere un castello. Ovviamente, facendo una citazione colta, un castello “ululì”. O era “ululà”?

Margherini (9)

L’ispettore Margherini entrò sulla scena del crimine e gridò “Fermi tutti!!!”.

“Che c’è ispettore?” Chiese l’appuntato.

“Mi fa male la testa, il primo che fa casino lo butto fuori dalla polizia!”.

Siccome nessuno voleva perdere il posto fecero tutti silenzio.

“Allora appuntato mi spieghi che è successo qui?”

“Niente, il solito omicidio”

“Maledizione, nonostante i nostri sforzi il crimine avanza sempre, la nostra sconfitta è arrivare dopo che il crimine è avvenuto, dovremmo prevenire. Non dovrebbero sparare più a nessuno in casa propria”.

“Ha ragione ma questo non l’hanno sparato”

“Accoltellato’”

“No”

“Avvelenato?”

“No”

“L’hanno impiccato?”

“No”

“Allora mi spieghi come è morto?”

“Secondo me può spiegarcelo la scientifica”

“Certo che non era combinato bene però, quanti anni aveva?”

“108 signor Ispettore”

“E non è morto di vecchiaia?”

“Forse sì”

“Allora perché siamo qui?”

“Non lo so ispettore ci ha chiamato la bisnipote”

“Fatela entrare”

La bisnipote entrò dalla porta sculettando come un pendolo all’ora di pranzo.

“Piacere sono Natasha Birbinger, unica erede del morto”

“Si può sapere perché ci ha chiamati?”

“Credo che su questa casa aleggi una maledizione, nessuno ha mai passato i 108 anni vivo”

“Lei è cretina” sentenziò Margherini.

L’appuntato chiese “Che faccio l’arresto?”.

“Non lo so, non posso decidere tutto io. Me ne vado a casa che mia moglie mi aspetta con una caponatina fresca che farebbe risvegliare i morti”

Natasha scoppiò in lacrime “Non arrestatemi anche io so fare la caponata”.

Margherini la guardò dalla testa ai piedi e disse “Mettiti ai fornelli, può darsi che ti diamo una chance di andare via pulita da questa vicenda oleosa”.

La Birbinger ringraziò e si mise subito a lavoro.

“Appuntato stia attento lei a tutta questa faccenda io vado a casa e le dia la sufficienza almeno per l’impegno ma stia attento a non sposarla”

“Sarà fatto”

Margherini rilassato salì in maccchina e andò verso casa ma a un dato incrocio sentì uno strano rumore, non era certo una macchina, ne un camion, nemmeno una motocicletta, che cosa poteva essere.

“Mio Dio” pensò l’ispettore, uno di quei mezzi a tre ruote per gli anziani gli si era parato davanti, la salma del centoottenne brandiva un bastone e lo voleva a tutti i costi giù dal mezzo.

Margherini accarezzò il ferro e scese.

“Cosa vuoi vecchio bavoso tornatene alla morte” Attaccò Margherini

“Senti ti sputo in fronte la dentiera e ti stacco il cervello, mia nipote non mi ha mai preparato niente, nemmeno le pappette, arrivi tu e la fai mettere ai fornelli? Ma chi ti credi di essere?”

Con un balzo prepotente gli fu di fronte, un colpo di bastone gli bloccò la mano con l’arma contro la portiera e mentre Margherini lo respingeva, il vecchio avanzava con la dentiera lentamente oltre le labbra lasciando scorrere rivoli di bava sull’ispettore.

In quel momento però il bastone cedette e partì un colpo di arma da fuoco, la dentiera andò in mille pezzi e il centoottenne fu rimbalzato indietro giusto il tempo di lasciare partire altri 4 colpi tutti a segno.

“Benissimo” pensò Margherini mentre con un piede toccava il cadavere per vedere se si muovesse.

Tornato a casa Margherini fu accolto festosamente dalla moglie, “Lo sai” incominciò lei “Mi ha telefonato l’appuntato Trufoletti, voleva sapere se potevamo fargli da testimoni alle nozze…”

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