Spigoli su cui sbattere alluci la notte

Le ore passano, passano i giorni, passano le notti, passano i governi, passano le stagioni, passa il passato di pomodoro. Mollo il blog? Non lo mollo? E’ finita la voglia di scriverci sopra. E’ finita la stagione dell’amore. E’ finito tutto. Io sono ancora qui però. Io sono l’unica cosa che conta. Lo dico mentre stringo una bambolina woodoo in mano. No, non è vero. Sto immaginandomi proiettato nel mio domani. In pantofole a colorare i prati di verde. A colorare i cieli d’azzurro. A colorare la melma di marrone. Ma che ne so, so che devo sbrigarmi, il mio carattere mura col mutare del tempo e oggi piove. Piove tanto che è saltata la corrente, la lavatrice ha dato il benservito, gli altri elettrodomestici sono impazziti. No. Circa. Siamo impazziti assieme, io odio il frigorifero e lui odia me, di notte mi sussurra frasi indicibili. Frigorifero non mi avrai. La mia integrità morale non sarà minata dalla tua insistenza. La mia integrità. Questa era una battuta? Non lo so. Vorrei dire di più di quello che so. Vorrei dire di meno. Vorrei giocare a nascondino come quando ero piccolo. Vorrei che questo momento fosse più vero. Come si fa a rendere vero un momento, ci vuole il dolore, la sofferenza o una granita alla panna. Caffè e panna. Forse facciamo tutto sempre l’ultima volta. E non è questione di desideri. E non è questione di suonare bene o male. Qualcosa rimane tra le pagine chiare e scure? No, non era così. Era diverso. Quanti giorni fa ho scritto di non avere più benzina? Molti, ormai sono a secco, l’unica cosa che mi potrebbe tirare su è rubare un po’ di cioccolata. Bene, il ratto è avvenuto. Mi sono introdotto in cucina di soppiatto e ho aperto uno sportello segreto nel quale vi era nascosta una barretta che mi ha dato per qualche momento l’illusione dell’immortalità. Forza del cioccolato a me! Adesso tutto sembra roseo, la vita è piena di speranze. Le speranze sono piene di vita. Io mi accorgo di aver quasi terminato il pezzo e sono sereno. Forse domani scriverò ancora su questo blog. Forse no. Ma cosa conta? L’importante è sapere se ho a casa altra cioccolata o no. E poi gli spigoli. Gli spigoli ci sono sempre, l’importante è vederli anche al buio. Centrarli con forza e poi andare al pronto soccorso a farsi medicare il piede. Io un paio di volte mi sono rotto i mignoli del piede giocando a calcio in spiaggia. Non è una bella cosa. La sconsiglio a tutti vivamente. Adesso vado ad ascoltare i miei sogni sul letto. Mi appisolerò fresco e senza pensieri come ogni notte.

Un rumore all’improvviso! Ma non spaventatevi non è niente…

Nuovamente qui! Nuovamente nuovi! Nuovissime novità! Ho comprato, ho acquistato, ho preso, ho fatto mio un piccolo pad. Serve ad allenarsi, adesso mi allenerò allo sfinimento e diventerò un ragazzo bravissimo. Ragazzo una volta… bravissimo non so. La cosa certa è che diventerò. Diventare non è mica impossibile. Divenire. Oggi non ho voglia di stare a pensare a quello che scrivo, è già tanto se correggo gli errori che torvo. Torvo il corvo guarda verso l’orizzonte ma l’orizzonte del corvo com’è? Ve lo siete mai chiesti? E’ un orizzonte notturno, perso tra il cielo e il mare, nell’oscurità rischiarata da qualche stella. Che poesia. Che masterpiece. No lo so, ci sono abbastanza parole in italiano per non ricorrere all’inglese ma mi è uscita così. Mi è uscita come mi sono usciti i soldi! Esci i soldi diceva tempo fa un mio amico. Escili! No, forse anche questo non è italiano. Ma devo correre verso la fine di questo pezzo. Devo travolgere le note di queste canzoni, devo ribadire il nesso che collega il mio corpo alla mia mente. Non c’è abbastanza spazio per diventare un uomo di trecento chili ma il pensiero non mi conforta. Adesso sto vaneggiando. Un vaneggiamento controllato, sì, va bene ma pur sempre vaneggiamento resta. Oggi ho preso una decisione importante, ho deciso di prendere un rullante. Un vero rullante, il primo passo per avere una batteria mia. Un casino assordante dentro le mie viscere. Ho preso anche delle bacchette nuove. Insomma sono un uomo nuovo, un uomo del nuovo millennio. Sono il tuo cervello. Sono la mantide religiosa che si pulisce il muso dopo aver mangiato, sono il suono del clacson della tua auto. La mia ormai non suona più, ha dei problemi al clacson da qualche mese, funziona quando vuole lui. E’ abbastanza importante segnalarsi acusticamente quindi penso che mi tocca farlo riparare. Hey! Ma oggi sorridevo dopo aver comprato tutte quelle cose, forse quindi è che per essere felice bastano i soldi? Un mucchio di soldi, un mucchio di felicità. Non è così però… Cosa volete da me? Sono un uomo del nuovo millennio. Sono skillato! Come dice un amico. Che poi che vuol dire? Vuol dire che hai delle capacità. Io ho la capacità di tenermi fuori dai guai. Fuori dalla vita vissuta. Fuori da me ci sono un sacco di cose che potrebbero succedere ma non succedono. Farò un resoconto più tardi di tutto questo. Adesso finisco questo pezzo e mi metto a festeggiare. E’ notte, non posso fare rumore. Ma presto sarà giorno e potrò. Sì che potrò.

Autocritica autoctona

Ho freddo, sono gelate le mie cellule. No, non è questo, è che non siamo ragazzi-scimmia. Adesso c’è da fare. C’è da ascoltare nuove cose, c’è da muoversi leggiadri come intestini in vacanza. Ho il mal di testa. Avevo ragione. Mai pretendere troppo. Sono lontano, lontanissimo dalla migliore forma. Mi sono visto giocare con me stesso. Ho visto fallire i miei migliori intenti. Quali intenti? Non ne ho. Non ne avevo. Ho visto le bocche della gente parlare. Discutere. Consumare ossigeno. Oggi non ce la faccio. Oggi è una giornata dura. Una pagina dura. Dura da mandar giù. Solo frasi spezzate. Solo contorni di una polpa che non esiste. Se non mi facessero male i pensieri penserei. Qualcuno mi spieghi dove sbaglio. Qualcuno mi dica se ha visto l’ultima puntata di quella serie tanto famosa della quale non ricordo il nome. Chiunque guarda serie. Avete visto questo, avete visto quello. Io non guardo niente, solo partite di calcio. Partite di calcio e ciclismo. Un giorno guiderò una rivoluzione. Questi pensieri non hanno un ordine, passano per la mia testa e lasciano qualcosa. Ma chi me l’ha fatto fare? Ma chi l’ha detto che fa bene? Autocritica. E’ il momento dell’autocritica. Prima ho starnutito. L’ho fatto con maestria almeno cinque o sei volte di fila. Non mi chiedete il perché. Forse perché mi fa male la testa. O forse è il contrario. O forse non reggo più questi non ritmi. A proposito di ritmi domani andrò allo sbaraglio. Andrò a lottare contro il drago, contro il caimano. No, cosa dico. Domani non esiste. Non devo mai più dormire. Non devo mai più svegliarmi. Non devo avere dei doveri nei confronti miei né di nessuno. E’ incredibile il tempo che ci vuole per scrivere una pagina come questa. Piena di pause. Piena di ripensamenti, ripescamenti. Ripesco dalla memoria l’esperienza olfattiva dell’altra sera quando ho assaggiato un amaro dolcissimo, era appunto un amaro alla pesca. Pesca tabacchiera. Avete presente? Sono quelle appiattite. Certo che ce le avete presenti. Come si fa a non conoscere le pesche tabacchiere? Solo uno che scende dal Tibet è scusato. Che poi lì non ce li hanno i peschi in fiore? Forse vengono dal Tibet. Ma che ne so io. Ma perché lo domandate a me? Che gioco è? A che gioco stiamo giocando? Perché non riesco a usare i pedali della batteria come si deve? Eppure a casa tutto sembra funzionare come si deve, poi vado a lezione e succede un cataclisma. Credo che questo faccia parte del mio carattere. Nel frattempo controllo quanto ci vuole a finire questa pagina. Dolorosa e ombrosa più del solito. Manca poco per fortuna. Manca il guizzo a queste parole. Manca qualcuno che urli dagli spalti all’arbitro che è un cornuto.

Il termine esposizione indica la quantità totale di luce catturata dalla pellicola

Immensa pagina bianca nella quale mi tuffo rispondimi, dammi in cambio qualcosa, fa una grinza, piegati nel vento, svolazza, risveglia i miei sogni e cadi leggera su un rivolo d’acqua tiepida e risali la corrente fino alla fonte. Mah… insomma oggi come inizio non c’è male! Ieri un jazzista ha messo mi piace al mio post e posso dirmi contento. Non ricordo nemmeno quello che ho scritto! Dovrei farlo? Dovrei ricordarmi? Ma chi l’ha detto? Ma cosa sono queste nuove regole? Oh, notti insonni, oh, cataclismi, oh, isole brucianti, oh cavalieri erranti, venite in mio soccorso, vi invoco nella vostra benevolenza. No. Meglio non invocare niente, metti che mi spunta un cavaliere errante alla porta, poi che gli dico? Lega il tuo cavallo all’albero di melograno e spicciami i lavori di casa? Sì ho un albero di melograno, sì devo fare delle pulizie che rimando da giorni. Giorni… Settimane… Non lo so. Non ho ospiti per fortuna che possono saggiare la mia capacità organizzativa in merito ai lavori di casa. Oh, lavori di casa, fatevi da soli. Invoco, invoco. Pulire per terra è il minimo, pulire i vetri e il bagno, liberare le tubature dai capelli e da tutte le schifezze che il corpo produce. Domani è un grande giorno. Riprenderò a fare riprese. Domani potrò dire che ho ripreso. Il mio amico, grande maestro di batteria vuole mostrare al mondo quanto è bravo e io quanto sono ciucco. Porterò la mia fotocamera professionale di una volta e faremo queste riprese. Ho anche il cavalletto pronto, le batterie cariche e la memoria vuota. Cioè devo cancellare due o tre porcate e sarà vuota. Ho ritrovato un vecchio cavetto che mi aiuterà nel compito! Ho trovato delle foto della mia piccola in una vecchia scheda. La cagnolina. Sì è una cagnolina. Quando era piccola e ingenua. Adesso è grande e grossa però è sempre abbastanza ingenuotta. Si fa fregare dai gatti. Avete mai visto un gatto assalire un cane? Ah, ne ho già parlato. Comunque ho trovato questa vecchia foto dove stava tentando di strapparmi la tenda del salotto. Adesso nella tenda ci sono i buchi ma mi è rimasta la foto di lei fessacchiotta e tenerissima. Dovrei chiamare questo blog io e il cane. O la cagnolina. Va beh basta, domani riprese di batteria a come vengono, sarà una prova. Se va bene poi continueremo se va male troveremo delle soluzioni per migliorare la cosa. Intanto stiamo continuando a rimandare la jam. Spero che almeno prima di Natale si riesca a farla. No perché se no la gente mi picchia. La gente intendo il mio maestro. Lui vuole suonare e non posso biasimarlo. Tutti vogliamo suonare, mi è venuto in mente un format, interviste a musicisti falliti. Ne posso trovare quanti ne voglio. Musicisti che non sono riusciti a sfondare nel loro campo. Dovrebbero essere una serie di interviste comiche. Magari inizio da mio fratello non potendo iniziare da me che sono il re dei falliti. Vi terrò aggiornati! Prossimamente su questi canali.

Bossa nova anzi novissima!

Quanta dolcezza in queste note sudamericane. Quanta dolcezza. Ma perché sto ascoltando una playlist di bossa nova? Tutte le canzoni che parlano di tristezza. Adesso sta passando O Barquinho. Secondo me significa “La barchetta”. Sarà la versione brasiliana di “Fin che la barca va”. Stavo scrivendo per errore la bara. Finché la bara va lasciala andare quando la resurrezione viene un campanello suonerà. Mah… non venderò molte copie di questa versione però la lascio a voi se volete diventare più famosi di me registratela. Io non vi assicuro che acquisterò la mia copia del CD. Un mio amico ha una parete piena di CD. Ma che dico una parete. Più di una, almeno due! L’altro giorno sono stato a casa sua a bere vino e ascoltare musica. Non abbiamo fatto nient’altro. Ha una passione smodata per Mina. Non solo per lei però. Jazz anni quaranta, cinquanta e sessanta. Insomma ha una bella collezione che va oltre i mille pezzi credo. Gli ho chiesto se li ha ascoltati tutti quei dischi e lui m’ha detto che pensa di averlo fatto ma non ne ha la sicurezza. Tempo fa mi aveva anche detto qual era il primo della collezione ma l’ho scordato. Forse addirittura era Ok Computer ma non ne sono affatto sicuro. Nella collezione ha anche Kid A che ho ascoltato nel suo impianto. Bella roba. Invece questa sera bossa nova. In questa canzone che sto ascoltando ho capito solo la parola “garota” che dovrebbe significare… va beh lo sapete tutti cosa significa. E’ come se traducessi la parola “amour” o come si scriverà in portoghese che penso sia la lingua ufficiale della bossa nova. Io ascolto sempre la radio o Spotify. Però stasera che serata a base di bossa nova. Sto imparando a tenere il ritmo con la batteria ecco svelato il mistero. Sto provando ad imparare ma vedremo che cosa dirà il sommo maestro dei miei progressi la settimana prossima quando andrò a lezione. Mi dirà che sono una capra. Non può dirmelo perché lo pago. Io mi sarei cacciato via da casa sua da tempo. Io mi caccerei da qualunque posto. Ecco che parte Bluchanga! Che roba è? Ma che ne so io, è la prima volta che provo ad ascoltare questi pezzi. Non mi fate domande alle quali non so rispondere. Ecco il basso che balla tra le note del pianoforte che saltella qui e lì. Mentre la batteria tiene il tempo. D’altronde cosa deve fare la batteria? Perché non so descrivere meglio queste cose? Potrei trovare un lavoro come descrittore di musiche se sapessi farlo. La tromba strombetta. Adesso entra un altro strumento, dovrebbe essere un sax per quello che ne capisco. Tutto si regge perfettamente. Sta diventando la mia canzone preferita! Ecco il tema principale. Un giorno saprò suonare così bene che mi ricorderò di questi momenti come qualcosa di ridicolo e lontano. La chitarra ha preso due note caustiche. Cosa sono le note caustiche? Non lo so ma fidatevi. Finale in unisono e via con il prossimo pezzo.

Protagonisti di un piccolo mondo che non va a rotoli per tanto così

Anche questa sera non so come iniziare il pezzo che sto per scrivere comunque. Credo che inizierà come è appena iniziato, per levarmi almeno questo problema. Secondo problema sarebbe dato da come continuare ma ora vediamo, non poniamo limiti alla provvidenza. Oggi è stata una decente giornata di sole. Ci avreste mai creduto fino a qualche giorno fa? Acquazzoni, lampi, saette, tornado e apocalisse. Una piccola apocalisse condominiale. Oggi sono sceso in spiaggia dove ho incontrato un amico che ha vuotato il sacco, mi ha raccontato tutto quello che doveva raccontarmi e di cui ho scordato già almeno la metà delle cose. Erano fatti suoi, non miei. Per il resto siamo andati al supermercato assieme e ha comprato due scatolette di cibo per cani. Io ho comprato un pacchetto di cartine, c’è la ragazza al banco che mi chiede sempre se voglio quelle lunghe. Io non vorrei nemmeno quelle corte in realtà ma le acquisto lo stesso almeno per ora. La cosa migliore di oggi è stata mangiare l’insalata rossa, il radicchio. E’ buono. Qui potrebbe concludersi il pezzo perché non si può andare oltre il radicchio. Nemmeno la rucola ce la fa. Certo il radicchio sulla pizza mi suonerebbe un po’ strano, forse potrebbe starci con lo speck. Ma ora non vorrei suggerire nuove ricette ai miei lettori, mangiate il radicchio crudo e basta. Potreste volerne sempre di più. Nel frattempo è partita l’allegria nelle tracce che ascolto scrivendo. Non vi dirò la canzone che sto ascoltando perché sono fatti miei e voi dovete farvi i fatti vostri. Anzi andate a leggere da un’altra parte. Forza. Via di qui. Il resto delle parole che scriverò non vi riguardano. Siete andati via? Vi vedo che siete ancora lì a leggere! Impiccioni. Oggi ho corso molto con il cane. Non abbiamo incontrato gatti incazzati, un altro cane ci ha abbaiato, aveva una padrona carina. Mai che il mio cane faccia amicizia con gli altri cani che hanno una ragazza dall’altro capo del guinzaglio. Anzi una volta è successo. Forse pure due. E allora di che mi lamento? Ma ancora stai leggendo? Guarda che sei rimasto solo tu. Sei l’unica persona al mondo che leggerà la frase finale di questo pezzo. La frase finale di questo pezzo è: Il mondo rotola incessantemente adornato da creature variegate. No fa schifo come frase finale, anzi fa schifo proprio come frase. Non che il resto sia meglio. Quindi scrivila tu la frase finale. Mandami un commento poi edito tutto e metto quella come frase finale. Diventa protagonista del mio blog visto che ti interessa tanto! Impiccione. Già te l’avevo detto? E va beh impiccione due volte! Anzi tre!

Cronache di un fatto mai accaduto

C’era una casa, un tizio che scriveva sempre, un mondo, là fuori dalla stanza, appesi alle pareti i quadri sanguinavano di un colore blu intenso. Le pareti non ne potevano più di trattenere tutto quello che c’era all’interno. Il pavimento di sorreggerlo e il soffitto di contenerlo. C’era una danza di atomi, una danza lenta e precisa, guardandola in slow motion. Ma all’apparenza tutto era folle e in disordine, sopratutto i pensieri e i capelli, quanti capelli. Ho visto il fuoco lì all’orizzonte, tutto sempre è all’orizzonte. Mai che si avvicini niente. Mai che qualcosa sia a portata di mano dentro quella casa. Le finestre erano chiuse, le tende aperte e alla fine si poteva sentire, se stavi attento, un urlo provenire dalle piastrelle, un urlo che parlava del caos. No, non esattamente. Era più un sussurro. Io te l’ho detto mille volte di non cominciare a scrivere. Non cominciare a fare niente anzi, vai alla deriva, lo fanno i continenti perché non dovresti farlo tu? I continenti sono enormi ammassi di terra se ci pensi bene. Certo, ci sta su la gente. Perché no? Ma alla casa non interessava tutto questo, era piuttosto svogliata. A un certo punto penso che volesse crollare. Sperava di farlo al più presto. Mattone su mattone. Riversata lì sull’asfalto, sarebbe diventata un monito. Chi la fa l’aspetti o qualcosa del genere. Più esattamente non so esprimermi. C’era questa casa però, il tizio continuava a scrivere, il mondo volteggiava nello spazio con una grazia che non si rifletteva sui suoi abitanti. Un quadro decise di cadere dal chiodo a cui era affisso, rappresentava una donna, con un solo occhio, metà dipinta e metà no. Il quadro si ruppe in due, da una parte tutto sembrava completo e dall’altra invece era solo una bozza. L’uomo scrisse semplicemente che era caduto. Non si alzò a sistemarlo o a buttarlo nella spazzatura, la porta della stanza era chiusa e non filtrava aria. Nell’altra stanza dei pesci in un acquario si domandavano quando sarebbe venuto il loro turno di saltare fuori dalla vasca. Uno il più coraggioso fece un salto enorme, e si ritrovò riverso sul tappeto e per quanto urlasse nessuno poteva rimetterlo dentro la vasca. Dava di coda. Ci dava che ci dava. Ma il tappeto non era fatto per lui, gli altri pesci potevano soltanto guardarlo e continuare a mangiarsi tra loro come sempre. L’uomo si alzò dal computer in cui stava scrivendo e lo andò a salvare ributtandolo dentro la vasca, se ne accorse solo perché d’improvviso gli era venuta voglia di Nutella. La casa sospirò. Un altro appuntamento rimandato. Un altro giorno vuoto. Un altro salvataggio all’ultimo minuto. Poi venne giù il tetto. Venne giù il pavimento, vennero giù tutti i muri e si alzò una grande polvere. Qualcuno passando di lì avrebbe poi giocato tra le macerie a ritrovare qualcosa da rivendere. Ma non rimase niente di quello che l’uomo aveva scritto, tutto cancellato. Quando rientrò nella stanza non capì più in quale dimensione si trovasse. La casa era crollata eppure era lì.

Priorità e fandonie

Ora devo scrivere qualcosa. Scrivere qualcosa di veloce che poi devo uscire. Continuano ad arrivarmi messaggi per organizzarci. Una volta tutto sarebbe andato diversamente. Una volta ci saremmo visti in piazza e avremmo attaccato gli asini al palo. Ma non sono più quei tempi. Adesso siamo nel futuro, siamo italiani e non ci possiamo fare niente. La musica italiana la sappiamo suonare benissimo. Non era questo il punto. Il punto è che mi devo sbrigare. Forza con le idee. Forzare le cose… arriva un altro messaggio ma che vogliono? Non lo sanno dove ci vediamo e a che ora? Era il mio maestro che mi ha mandato una fragola. Il maestro di batteria che mi manda un messaggio con una fragola. Secondo me c’è qualcosa che non va. Questa sera dobbiamo andare a vedere Pastorius. Siamo in tre, io, il maestro e la pianta grassa. Speriamo che nessuno ritardi perché non so quanti biglietti siano rimasti. Anzi spero che nessuno legga qui dentro che c’è questo concerto così la gente non viene e ci lascia liberi i posti. Poi speriamo di non essere troppi. Voglio stare comodo. Voglio la luna. Abbiamo un piano alternativo nel caso non dovessimo trovare i biglietti andiamo a fare un puttan tour. E’ rimasta l’unica vera alternativa per noi non più giovani. Lo so che mi criticherete. Ma chi? Ma a chi interessa quello che faccio? Non lo so. Ormai l’ho scritto e se non troviamo i biglietti lo facciamo sul serio. Tanto a Messina da qualche parte si trovano. Non come a Catania che c’è la mega offerta. Ora non vorrei sembrare esperto ma uscendo la sera dopo una certa ora certe cose si sanno. Si vedono proprio. Qualche volta mi è capitato di ricevere pure più di una proposta da queste simpatiche signorine. Ora uscendo un attimo dal personaggio mi chiedo che vita facciano. Magari una vita normalissima e più interessante della mia. Però… Ho trovato una zanzara morta sul tavolo. Chissà quando l’avevo schiacciata. Magari anche lei ha avuto una vita più interessante della mia. Però è rimasta spiaccicata lo stesso. Meglio io a sto punto che ancora sono integro come un giovinotto. A proposito di integrità, mi sa che di sto passo recupererò sia quella morale che quella fisica. Nel frattempo posso stare sicuro che il trucco del titolo del pezzo precedente non ha funzionato per niente. Nemmeno una visita al mio blog. Povero blog. Poverino. Come si sentirà abbandonato quando non ci scriverà più nessuno. E come nessuno intendo me che sono già qualcuno. Qualcuno di estremamente importante. Almeno per me.

Neymar contro Lukaku

Ho messo su un vecchio album dei Faith No More. Oggi mi sono esercitato a più non posso con tutti i miei arti a disposizione. Sono quattro. Non per vantarmi. Comunque ho trovato una vecchia darbuka in mansarda, che sarà rimasta lì da qualche visitatore della sala prove che avevamo in campagna. Sto provando a suonarla. Con risultati scarsissimi, però mi fanno male le mani e i vicini non sono ancora venuti con le armi cariche a sale grosso. Spero che non si senta troppo. L’ho presa in mano che erano già le quattro e mezza. Dopo le quattro un po’ di casino si può fare. Poi non sono nemmeno sicuro che sentano, ho chiuso tutte le porte. Mi sono asserragliato a casa. Questa sera forse parteciperò a una jam session. Ci riuniremo una serie di falliti musicalmente a fare del nostro peggio. Noise. Rumore in pratica. Sarà tanto liberatorio. Non so ancora quali pezzi da novanta della zona saranno presenti. Bisogna ancora capire se piove. Avevo un invito da un amico a mangiare fuori ma si vedrà. Nel frattempo cerco un rullante da battaglia per fare rudimenti. Un amico mi ha dato consigli. Che consigli? Quello di lasciare perdere al prezzo che lo cerco. Perché prenderei un rullante che non vale niente. Ma io non demordo, mi serve solo per esercitarmi. Nel frattempo mi chiedo a che volume ascoltino la televisione al piano di sotto, visto che la sento quasi chiaramente da qui. Ora vado a fare casino. Mi faccio sentire. Lì denuncio quasi quasi. Oggi sono dovuto andare fino a Taormina perché un ponte non era servibile. Questo maltempo. Fa cose. Intanto i Faith No More cantano e suonano che è una meraviglia. Ricordo quando comprai questo album che non ero ancora maggiorenne. Ero un ragazzino e a primo ascolto non mi piacque. Al tempo ascoltavo i Nirvana e prima di loro i Guns N’ Roses. Mi sembrava fosse troppo carino. Capito il senso? Troppo poco d’impatto. Ma al tempo non riuscivo ad ascoltare nemmeno Sting. Quello dei Police. Come se ce ne fossero altri a disposizione. Quanti Sting vuole? Tre. Così li faccio lottare contro le tre tigri. Nel frattempo passa The Gentle Art Of Making Enemies. Eh… devo dire che si difendevano alla grande. Mike Patton poi dice che ha avuto problemi ultimamente e ha rimandato qualche data dei suoi concerti. Spero tu stia bene Mike. Non lo conosco ma sembra una persona con la quale si potrebbe fare amicizia. Adesso non mi è rimasto altro da scrivere. Ho concluso la paginetta quotidiana. Che sforzo che faccio ogni giorno. Qualcuno dovrebbe dirmi che sono bravo. No. Non sto dicendo te che leggi. Altri! Dovrebbero dirmi che sono bravo chi non legge perché metto queste cose in un angoletto di internet e non rompo a nessuno. Mai! Mai rompere le scatole alla gente è una prerogativa che mi sono dato da qualche tempo. Non troppo. Facciamo qualche mese! Prima ero uno scassacazzi. Lo ammetto. Ma già ammetterlo fa parte della soluzione. Ieri mattina ho incontrato un ragazzo che mi ha detto di aver letto il mio racconto tranne le ultime due parti. Gli ho detto di non preoccuparsi. Le può recuperare quando vuole. Ma il problema è se vuole. Nel frattempo per fare un esperimento chiamerò il pezzo Neymar contro Lukaku per avere un sacco di visite. Secondo me funziona.

Invereconde immaginazioni a corrente alternata

Tuoni, lampi, fulmini, saette e chi più ne ha più ne metta! Zeus non ce l’avevo con te, che sia chiaro, spero che non se ne vada via la corrente prima di finire di scrivere questo pezzo. Ho fatto da poco un anno che sono su WordPress cioè un anno che ho aperto il blog. L’ho usato in due fasi, due mesi all’inizio e due mesi ora, non vedo l’ora di smettere ma per ora sono qui. Ho già raccontato del gatto che ha graffiato il cane? Sì, è una cagnolina. Ah, è successo ieri. Oggi niente novità importanti. Solo che ho fatto la fila alla posta con un mio amico, abbiamo aspettato dal numero dodici al ventidue per scoprire che poi, dopo oltre un’ora, il giorno giusto per ritirare quello che doveva ritirare è domani. Tempo perso. Io avevo a casa la pasta con le lenticchie che aspettava di essere mangiata. Sono stato dal mio grande maestro di batteria. Intanto i fulmini continuano, prevedo che se ne andrà la corrente entro tre, due, uno… Ah, no niente, falso allarme. Comunque sono stato dal mio maestro di batteria e ho dato il peggio di me, ho intenzione di comprare un rullantino. Un rullante di seconda mano a poco prezzo per migliorare le mie capacità sulla batteria acustica. Dice, ma la batteria elettronica non ti basta? Sì mi basta ma vedo che per fare alcune cose è meglio avere quella acustica, che volete da me? Ci sono i rimbalzi da controllare, vanno dove vogliono loro di solito. Invece con un rullante acustico riuscirei a controllare tutto meglio. Potrei rivolgermi a qualche amico che ce l’ha per vedere se se ne vende uno. A poco prezzo s’intende, voglio svenarmi più in là, quando sarò bravissimo. E diventerò bravissimo. le basi non ci sono ma ci saranno. Tra qualche anno sarò io a dare lezioni al maestro. Speriamo che non mi legga altrimenti me le suona. Ieri ho dato qualcuna delle mie poesie da leggere a una amica e le ho chiesto di fare la correttrice di bozze. Lei mi ha chiesto dei soldi. La taccagna. Speriamo almeno faccia un buon lavoro, deve soltanto dare dei pareri sparsi. Poi cancellerò tutto e non rimarrà traccia di niente. Le ho scritte quasi tutte ascoltando in sottofondo Radio Freccia che ora non prendo più. Il maltempo ha rovinato le frequenze o che so io. Adesso si sente tutta sfarfallosa. Crrrshhh. Tipo si sente questo suono di continuo come sottofondo e non è il massimo. Già prima prendeva e non prendeva ma ora la situazione è precipitata. Dovrò cambiare qualcosa delle mie abitudini per scrivere le ultime poesie della serie fortunata. Non mi va di cambiare abitudini. Ma mica posso andare dalle radio che danno fastidio su quella frequenza e spegnerle. Che poi almeno sapessi qual è la frequenza, avevo la rotellina ferma da mesi la sopra e al primo tentativo di dare un’aggiustata ho perso tutto. Dite che è facile ricercarla di nuovo, so che è vicina al centoquattro. L’altro giorno mi sono illuso ascoltando Money dei Pink Floyd di averla ritrovata ma poi era un’altra radio a trasmetterla. Forse Radio Azzurra. Comunque ormai ero affezionato, un giorno di questi comprerò una radio seria e ascolterò tutta la musica che voglio. Tutta. Basta con questo Spotify. Che comunque ascolto quando scrivo i pezzi sul blog. Perché questa scelta? Perché le poesie le scrivo su un portatilino dell’anteguerra. Avrà più di dieci anni e ci gira solo Ubuntu. Non sapete cos’è? Fatti vostri, non posso aggiornarvi su tutte le cose. Ora trovo un titolo e metto il pezzo sull’internet, per fortuna non se ne è andata la corrente! Potevo ascoltare gli AC/DC per scriverlo.

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